La storia del Guggenheim Museum è essenzialmente la storia di una serie di collezioni private, molto diverse tra loro, cresciute negli anni grazie a importanti donazioni e acquisizioni e riunite in un’unica collezione permanente che spazia dal tardo XIX secolo ai giorni nostri. La Notorietà del museo, deriva soprattutto dall’ edificio avveniristico che lo ospita, creazione del famosissimo architetto Frank Lloyd Wright.
La costruzione di un museo che potesse accogliere la collezione d’arte di Solomon R. Guggenheim fu commissionata da Hilla Rebay che voleva un “tempio per lo spirito”. Il progetto di Wright fa dell’edificio una ziggurat capovolta, ossia una costruzione templare mesopotamica nella forma di una torre, composta da tronchi di piramidi, che rappresentava la volontà dell’uomo di avvicinarsi a Dio e che, secondo le parole dell’architetto, diventa simbolo di “puro ottimismo”. L’ambizione di Wright era quella di creare un edificio che per fama fosse pari alla collezione d’arte in esso accolta. Avendo rifiutato il modello dei musei convenzionali, che guida i visitatori attraverso una serie di stanze intercomunicanti obbligandoli a tornare sui loro passi per uscire, l’idea innovatrice di Wright consisteva nel trasportare rapidamente i visitatori in alto all’edificio con un ascensore per poi utilizzare la dolce discesa di un’ininterrotta rampa circolare che consentisse loro di camminare ammirando le opere d’arte. La circolarità è un motivo ricorrente nell’opera di Wright e si ritrova in tutti gli elementi, dalla rotonda al lucernario, fino ai motivi intarsiati dei pavimenti. Oggi, come allora, il monumento al modernismo di Wright, con la sua rampa a spirale, la rotonda e il lucernario a cupola, affascina i visitatori e offre uno spazio in cui apprezzare opere d’arte di grande valore.
Il museo deve il suo nome al fondatore Solomon R. Guggenheim, un industriale Americano che, alla fine degli anni ‘20, incoraggiato e guidato dall’artista e consulente Hilla Rebay, iniziò a collezionare opere d’arte non-oggettiva. A differenza delle opere che rappresentano il mondo esterno e materiale e dall’arte astratta, l’arte non-oggettiva non si ispira alla realtà tangibile, ma al puro pensiero, e, quindi, al puro spirito. Hilla Rebay vedeva in questo distacco dal mondo reale un tentativo di elevarsi verso una dimensione superiore, quasi mistica. Sostenitrice del pittore russo Vasily Kandinsky - che non solo bandì la rappresentazione dai suoi quadri, ma espose i propri ideali utopistici sull’arte non-oggettiva -, Hilla Rebay incoraggiò Guggenheim a collezionare le opere di questo artista, in tutto più di cento dipinti, e quelle di altri artisti, tra i quali Rudolf Bauer e László Moholy-Nagy.
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